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La coppola. Il nuovo racconto di Mario Corcetto

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MONTECALVO IRPINO (AV) - Giovanni di Comare Concetta era conosciuto in tutto il paese col soprannome di "testa di tomolo", a causa della misura del cranio, di parecchio sopra la norma. - Nulla di patologico - l'aveva sempre rassicurato il medico - è solo una forma congenita di macrocefalia. Non ci sono altri sintomi. A scuola vai bene. Veramente non c'è di che preoccuparsi. Tuttavia, la

 

sproporzione era evidente. E gliene dava, involontariamente, continua conferma la povera madre, sempre sollecita a rassicurarlo sulla sua normalità ogni volta che lo vedeva assorto nei suoi pensieri, magari di tutt'altro genere.
Sin da piccolo la cosa gli aveva creato non pochi imbarazzi. Gli amici - si sa come sono i ragazzi - non perdevano occasione per scherzare su quel difetto. Così c'era chi non lo voleva nelle foto di gruppo altrimenti il fotografo avrebbe chiesto il sovrapprezzo per il ritratto! C'era chi gli chiedeva in prestito il cappellino per trasportarci i 5 chili di noccioline che doveva andare a comprare!
Alla cresima, spingi spingi lo fecero capitare all'ultimo posto: gli spiegarono per la paura che sulla sua fronte potesse esaurirsi il Crisma!
Da militare, poi, non era andata meglio: già alla visita d'incorporazione il sergente infermiere minacciava di mandarlo all'Ospedale Militare per verificare se una testa di quelle dimensioni non alterasse il profilo sanitario richiesto per l'abilità al servizio militare incondizionato. Il Maresciallo della vestizione diceva di avere difficoltà a trovargli un basco. L'armiere giurava di non potergli fornire l'elmetto né la maschera antigas con le cinghie della giusta misura. Il Caporale istruttore lo voleva punire perché nell'inquadramento non era mai "coperto" (cioè, perfettamente allineato in maniera da non essere visto dietro il collega che lo precedeva nell'inquadramento). Il barbiere sosteneva che tagliare i capelli a lui fosse una rimessa, perché i soldi che lo Stato pagava per il servizio di barberia erano appena sufficienti per una testa normale!
Quando poi gli consegnarono il berretto rigido, c'era chi gli camminava accosto fingendo di volersi riparare dalla pioggia!
Finito il servizio militare si era voluto accasare. Quando era partito per la leva aveva strappato una mezza promessa a Mena di mastro Michele. La ragazza gli piaceva molto già da piccola, quando le sere d'estate giocavano insieme a "trenna, trenna" davanti al fontanino del Trappeto. Così, appena tornato, pensò che fosse il caso di decidersi a chiedere la mano della ragazza. Anche in quell'occasione ci scappò la risata: compare Mingo, che lo presentava alla famiglia della futura sposa, ebbe l'infelice idea di dire al padre della ragazza che si vedeva che era un ragazzo con la testa sulle spalle! Anche Mena ne rise, provocando non poco dolore all'innamorato.
Insomma una pena continua.
Ora, per fortuna era un po' che lo lasciavano in pace. La maturità incuteva un po' di soggezione nei buontemponi del paese che avevano smesso di metterlo in ridicolo. Perlomeno in sua presenza.
Rimaneva solo l'imbarazzo di quando doveva comprare una coppola nuova: mastro Cipollini si divertiva un mondo a fargli misurare i cappelli che aveva in bottega, avendo cura di partire sempre dalla taglia più bassa! Il povero Giovanni per evitarsi l'imbarazzo di dire egli stesso che gli sembrava piccolo per la sua testa, faceva buon viso a cattivo gioco e provava tutto quanto gli era proposto. Alla fine, generalmente, se ne usciva con qualcosa che non gli piaceva pur di togliersi dall'imbarazzo prima possibile. Purtroppo - come si dice? - Mica poteva andare a Napoli per una coppola ?!
Così aveva iniziato a rifornirsi alla fiera di S. Caterina, dove poteva girare liberamente tra le bancarelle, alla ricerca di quello che potesse andare bene per lui e chiedere di provare la taglia solo quando fosse stato sicuro. Senza contare poi che i prezzi erano sempre minori.
Quell'anno la Fiera di Santa Caterina si era presentata con tutti i sentimenti! Faceva un gran freddo e, come pronosticava il vecchio adagio Montecalvese "Santa Caterinella, o acqua o nevicella", cadeva già qualche fiocco di neve. Le molte bancarelle presenti erano scosse dalla bora gelata che proveniva dalle montagne di Casalbore. Il vento tagliava la faccia come una lama affilata. Era proprio ora di comprare la coppola nuova!
Giovanni si addentrò tra le bancarelle e cominciò a sbirciare sui banchi dei venditori. Dappertutto erano in mostra bei cappelli, ma la misura giusta, stimata ad occhio per evitare la pena delle prove, non era facile trovarla.
Finalmente sulla bancarella di Zì Peppo l'arianese gli sembrò di vedere quello che faceva per lui: una misura veramente grossa. Il colore della stoffa era forse un po' sgargiante, ma la misura era sicuramente quella giusta. Per poter strappare un buon prezzo bisognava, però, non mostrarsi interessato. Perciò Giovanni fece finta di essere interessato ad altro.
Il commerciante invece, da vecchia volpe, aveva subito notato l'interesse per l'articolo e aveva pensato che fosse finalmente giunta l'occasione per liberarsi di quello scampolo che ormai si portava appresso da tanto tempo.
- Accatteteve la coppola. Tutte le misure...!- prese ad urlare fingendo di non essersi accorto di Giovanni.
Questi intanto faceva finta di scegliere una maglia di lana nel mucchio che lo stesso commerciante teneva vicino allo scaffale dei cappelli.
Dopo un po' con ostentata indifferenza si decise finalmente a chiedere il prezzo del cappello:
- quella coppola, così per curiosità, quanto verrebbe a costare?
sette soldi, nemmeno un centesimo in meno!
non che ne abbia bisogno urgente - disse Giovanni - chiedevo così, solo per sapere. Peraltro, trovo che il colore della stoffa sia un po' sgargiante per un uomo della mia età. Magari per un prezzo conveniente...
mi dispiace ma non un centesimo in meno di sette soldi! - rispose il commerciante.
Giovanni passò oltre ripromettendosi di non tornare alla bancarella prima di avere finito il giro di tutta la fiera. Sette soldi non erano molti, ma era convinto di poterne risparmiare almeno un altro e portare a casa la coppola per sei soldi: tre in meno di quanti ne facesse pagare in paese Cipollini.
Si aggirava distratto tra le bancarelle spinto dal desiderio di tornare subito da Zì Peppo per paura che vendesse la coppola o che, per il freddo, decidesse di chiudere subito la bancarella e di tornarsene prima ad Ariano.
Ma bisognava tenere duro altrimenti ogni speranza di risparmio sarebbe svanita. Così si persuase a tergiversare e continuò il giro per le bancarelle, curiosando qua e là.
Sarebbe stato il caso, pensava, di tenere duro fino a sera e, quando il commerciante stesse per rimettere la mercanzia a posto, ritornare alla carica.
Anche Zì Peppo stava ripensando a Giovanni. Aveva tanta esperienza nel commercio ed aveva capito che la coppola gli interessava veramente. Poteva ben sperare di ricavarci i sette soldi richiesti.
Giovanni resistette per un paio d'ore, poi non ce la fece più e ritornò alla bancarella.
- Zì Pè vedo che ce l'hai ancora quella coppola: che facciamo? Lo vuoi fare l'affare? Me la dai per sei soldi?
- Te l'ho già detto - rispose il venditore distratto - non un centesimo di meno di sette soldi.
- Va bene. Vedrò altrove - rispose Giovanni - per fortuna non è una spesa urgente...
- Cerca, cerca - ribattè Zì Peppo - tanto mo' la trovi una coppola per quella testa!
E Giovanni, di rimando: - il problema non è mio, Zì Pe'. Vedi, io la coppola l'ho trovata da te ed altrove: non la prendo per sola questione di prezzo. La vera difficoltà credo sia per te, caro mio. Da quanto tempo conservi quel cappello? Ti si legge in viso che vuoi liberartene prima possibile: si direbbe che ti sia rimasta sul groppone per lungo tempo. Quindi il problema non è trovare una coppola per la mia testa, quanto una testa per la tua coppola! Stammi bene, Zì Pe'!